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Uomo nella luce.

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Indice

          1. Le forze sottili

L’evento della Pentecoste, gli insegnamenti di Roger Broddin, di padre T’Jampens e di Ludo Docx, e le diverse concezioni della religione.

           2. I limiti della scienza

La distinzione tra la scienza come metodo e la scienza come ideologia, illustrata attraverso esempi quali l’esistenza dell’amore, l’esistenza dell’Antartide e le esperienze paranormali.

          3. Una realtà sottile? Non venite a parlarci di queste cose!

Le riserve nei confronti della realtà sottile, il confronto con Galileo e la domanda su ciò che dovrebbe infine decidere: il risultato di un esperimento o un pregiudizio?

          4. Onde che conducono alla quiete, al silenzio e persino all’oscurità

L’interferenza delle onde nell’acqua, che può annullare il movimento; l’interferenza delle onde sonore nelle cuffie con cancellazione del rumore, che conduce al silenzio; e l’ipotesi di un telescopio che «cancella la luce»: luce aggiunta a luce… che produce oscurità.

          5. Può diventare visibile un’aura sottile?

Un’aura può diventare visibile quando viene perturbata l’interferenza distruttiva della luce? Trasformiamo il nostro telescopio in un simile «telescopio nero».

          6. Alcuni esperimenti e i loro risultati

Poniamo la mano, o più precisamente il dito, nel dispositivo sperimentale e osserviamo la banda luminosa. Costruiamo un interferometro «reversal» e realizziamo diversi video di ciò che appare.

          7. E poi?

Un’interpretazione prudente delle osservazioni e una possibile spiegazione alternativa, un invito a proseguire la ricerca e alcune considerazioni conclusive.

Uomo nella luce.

          1. Le forze sottili

Nel giorno di Pentecoste il cristianesimo celebra la discesa dello Spirito Santo. La Bibbia, negli Atti degli Apostoli (2,1-4), racconta che apparvero delle lingue come di fuoco, che si posarono su ciascuno degli apostoli. Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in lingue diverse, secondo quanto lo Spirito concedeva loro di esprimere.

Questa sembra dunque un'ottima occasione per affrontare il tema delle «forze sottili» come una delle possibili visioni del mondo.

Negli anni Sessanta del secolo scorso frequentai l'Istituto Pio X di Anversa, dove seguii la formazione per diventare maestro elementare. Ebbi numerosi insegnanti eccellenti. Uno di loro mi è rimasto particolarmente impresso: Roger Broddin, professore di fisica. Fu lui a risvegliare il mio interesse per l'ottica: lenti, specchi, interferenza e le sorprendenti proprietà della luce.

Successivamente frequentai, negli stessi edifici di Olympiadelaan ad Anversa, l'HIVO (Istituto Superiore di Scienze dell'Educazione). Lì don T'Jampens insegnava filosofia. Le sue lezioni mi affascinarono a tal punto che continuai a seguirle fino alla chiusura definitiva dell'istituto, avvenuta nel 2000.

Don T'Jampens era noto non soltanto per la sua vastissima cultura e per le sue straordinarie capacità medianiche, ma anche come guaritore nel campo del paranormale. Ripeteva spesso che la forza, l'energia o la «materia sottile» necessarie per tali guarigioni non provenivano da lui, bensì dalla Santissima Trinità. Egli si considerava soltanto un umile tramite. Sul sito degli ex allievi dell'Istituto Pio X ho avuto modo di approfondire questo argomento nell'articolo «Weetje 098».

Il suo modo di operare diede talvolta origine a divergenze di opinione con Ludo Docx. Anch'egli sacerdote, insegnava catechesi sia alla scuola magistrale sia all'HIVO, pur mantenendo una certa riserva nei confronti del mondo del paranormale. Secondo lui, la religione avrebbe potuto conservare la propria credibilità soltanto presentandosi nel modo più scientifico possibile. Questa concezione pone l'accento soprattutto sulla natura materiale e sensibile della realtà. I miracoli descritti nei Vangeli, secondo tale interpretazione, non sarebbero avvenuti letteralmente, ma si sarebbero sviluppati a partire da racconti popolari destinati a rendere più viva la fede.

Don T'Jampens sosteneva invece che la scienza, in quanto limitata e fondata su presupposti materiali e sensoriali, si condanna da sé a essere soltanto una scienza parziale della realtà totale. A suo avviso, il dominio della religione è molto più ampio e comprende tutto ciò che esiste in qualsiasi forma, incluso il paranormale e la materia sottile. Proprio in questo vedeva il nucleo di una concezione dinamica del cristianesimo.

           2. I limiti della scienza

Come si potrebbe, ad esempio, dimostrare in modo rigorosamente scientifico che si ama il proprio coniuge o che si vogliono bene i propri figli? Semplicemente non è possibile. E questo dimostra che esiste qualcosa che va oltre la sola scienza. Chi continua a ragionare esclusivamente in questi termini perde quella capacità di immedesimazione che è così necessaria nei confronti degli altri. Il filosofo tedesco Schopenhauer lo espresse magnificamente affermando che il prossimo dovrebbe essere considerato non come un Nicht-Ich («non-io»), ma come un Ich-noch-einmal («io ancora una volta»).

Tutti comprendono immediatamente l'assurdità dell'affermazione: «L'Antartide non esiste, perché non ci sono mai stato.» Non tutti, però, si accorgono dell'errore analogo contenuto nell'affermazione: «Le esperienze paranormali non esistono, perché non ne ho mai avuta una.» Per questo motivo dovremmo smettere di considerare la scienza esatta come il criterio supremo della vita.

La scienza può pronunciarsi soltanto su ciò che è verificabile empiricamente. Non può stabilire se un'esperienza straordinaria esista oppure no. I suoi presupposti sono essenzialmente di natura sensoriale e materiale. Ciò che non rientra in questi criteri non è, effettivamente, scientifico. Ma questo non significa affatto che non possa essere reale.

Per affermare, ad esempio, che un fenomeno paranormale o un'esperienza religiosa non esistono, la scienza dovrebbe innanzitutto dimostrare di essere in grado, con i suoi assiomi finiti, di comprendere integralmente la realtà infinita. In altre parole, dovrebbe provare che il proprio ambito coincide con l'intera realtà. Per farlo, tuttavia, dovrebbe assumere un punto di vista che trascende il mondo materiale e sensibile. Ma nel momento stesso in cui lo facesse, supererebbe i propri assiomi fondamentali. Una simile dimostrazione è quindi impossibile. Ciò significa che la scienza non comprende la realtà nella sua totalità, ma ne descrive soltanto una parte.

Una scienza praticata secondo un metodo rigoroso riconosce questa realtà ed è consapevole dei propri limiti. La scienza intesa come ideologia, invece, non lo fa. Quest'ultima forma di «scienza» pretende continuamente — e non di rado con grande rigore — prove dell'esistenza di fenomeni insoliti, senza tuttavia fornire mai essa stessa la dimostrazione della validità universale dei propri presupposti fondamentali. In altre parole, esige dagli altri proprio ciò che essa stessa non è in grado di dimostrare. Di conseguenza, le affermazioni riguardanti fenomeni che si collocano al di fuori del suo ambito di competenza non sono altro che opinioni tra le tante. La scienza è straordinaria; la scienza è indispensabile. Ma, al di là dei confini del proprio ambito, non ha l'ultima parola.

A poco a poco, Ludo Docx rimase colpito dalla visione di padre T’Jampens e dal modo particolare in cui questo sacerdote era capace di guarire le persone. Quando, alcuni anni fa, gli consegnai a Berlaar il libro "L'«homo religiosus», la religione come forza esperienziale", trascorremmo un po’ di tempo in un caffè del paese ricordando i nostri anni di scuola. Era il docente responsabile dell’ultimo anno della scuola magistrale e ci insegnava, tra le altre cose, catechismo, materia che in seguito insegnò anche all’HIVO.

All’inizio, lui e padre T’Jampens non erano sulla stessa lunghezza d’onda, ma col tempo tra loro si sviluppò una maggiore comprensione. Durante la nostra conversazione a Berlaar, arrivò persino a paragonare T’Jampens ai profeti dell’Antico Testamento. In seguito, T’Jampens mi raccontò di apprezzare particolarmente l’onestà di Ludo Docx. Il nostro professore di filosofia citava allora Docx con queste parole: «Non riusciamo a comprenderlo, ma lui lo fa comunque». Per chi conosceva la tenacia con cui Docx era capace di difendere il proprio punto di vista, erano parole davvero significative.

Approfondiamo ora il tema della «materia sottile», un concetto antico quanto l'umanità stessa. Quasi tutte le culture primitive, antiche e classiche lo conoscevano. Lo ritroviamo, ad esempio, presso i filosofi dell'antica Grecia, in particolare tra i Milesi, ma anche nel cristianesimo: i due principali pilastri della nostra civiltà occidentale.

Nella Prima Lettera ai Corinzi (15), l'apostolo Paolo scrive che l'essere umano è costituito da tre dimensioni: possiede un corpo biologico, è essenzialmente uno spirito immateriale e — ciò che qui ci interessa maggiormente — possiede anche un'anima sottile.

Anche nel Vangelo di Luca (8,43-48) leggiamo che Gesù domanda: «Chi mi ha toccato? Ho sentito infatti che una forza è uscita da me.» Si scopre allora che una donna, affetta da emorragie da dodici anni, era stata guarita. O, più precisamente, era guarita toccando il suo mantello. Ella credeva che il mantello partecipasse della sua forza straordinaria. Secondo il racconto evangelico, fu realmente guarita.

Questa forza sottile, e il modo in cui don T'Jampens riusciva a trasmetterla e a renderla percepibile, mi hanno sempre affascinato. Tuttavia, la sua attività di guaritore doveva svolgersi nel silenzio e lontano dall'attenzione del pubblico. Nel nostro Paese, infatti, esistono leggi che proibiscono pratiche di questo genere, anche quando la medicina non è più in grado di offrire alcuna soluzione. A causa degli abusi, tali pratiche sono vietate. Ciò solleva naturalmente alcune domande.

          3. Una realtà sottile? Non venite a parlarci di queste cose!

I nostri telescopi più grandi e potenti esplorano i confini dell'universo. I migliori microscopi ci mostrano i singoli atomi. Eppure, non appena si propone la possibilità di uno studio scientifico della materia sottile, si ottiene quasi sempre — per usare un eufemismo — una reazione scettica, se non addirittura di aperto rifiuto. Soprattutto negli ambienti ideologico-scientifici si sente spesso dire: «Non venite a parlarcene. La scienza deve occuparsi di questioni serie.» E, a quanto pare, un'anima sottile non rientra fra queste.

In realtà, questo atteggiamento non appare molto logico. Tutto ciò che potrebbe esistere merita di essere studiato. Oppure non abbiamo ancora completamente superato la mentalità del 1633? Fu allora che Galileo Galilei sostenne che il centro del sistema solare non era la Terra, bensì il Sole. Invece di verificare la sua affermazione con il telescopio, le autorità del tempo lo condannarono per quella presunta eresia.

Perché allora non lasciare che sia l'esperimento a decidere, anziché il pregiudizio?

Sebbene l'anima sottile, per chi possiede la chiaroveggenza, si manifesti soprattutto attraverso una visione oggettiva di questa realtà – in contrapposizione a una semplice immaginazione soggettiva – essa presenta anche un aspetto ottico molto più modesto.

È proprio su quest'ultimo aspetto che desideriamo soffermarci. In concreto: che cosa diventerebbe visibile se mettessimo "sotto osservazione" non le stelle, né gli atomi, bensì l'essere umano stesso? Sarebbe concepibile riuscire così a portare letteralmente alla luce qualcosa di questa realtà?

          4. Onde che conducono alla quiete, al silenzio e persino all’oscurità

Immaginiamo di gettare contemporaneamente due pietre nell'acqua. Nel punto in cui ciascuna pietra tocca la superficie si formano onde concentriche che si espandono gradualmente fino a sovrapporsi. Là dove due creste d'onda coincidono, si genera una cresta più alta; dove coincidono due avvallamenti, si forma un avvallamento più profondo. Quando invece una cresta incontra un avvallamento, essi si annullano reciprocamente. Un tappo di sughero che si trovi in quel punto rimane immobile, mentre un altro, poco distante, continua a salire e scendere seguendo il moto delle onde.

Il punto che vogliamo sottolineare è che due onde possono rafforzarsi oppure attenuarsi e, se le condizioni sono favorevoli, perfino annullarsi completamente. In termini più generali possiamo affermare: un movimento, sommato a un movimento identico ma opposto, può condurre a… quiete.

Proseguiamo il ragionamento. Tutti conosciamo le cuffie con sistema di noise cancelling. Questi dispositivi producono, in risposta a un'onda sonora, un'onda uguale ma di fase opposta, cosicché entrambe si neutralizzano. Generalizzando possiamo dire: un'onda sonora, sommata a un'onda sonora identica ma opposta, conduce a… silenzio.

Anche la luce si propaga sotto forma di onde. Sarebbe allora possibile costruire una sorta di cannocchiale a light cancelling: uno strumento nel quale le onde luminose si annullino reciprocamente, così che la luce, sommata alla luce, conduca infine a… oscurità?

In un solo millimetro trovano posto circa duemila lunghezze d'onda della luce. Un campo nel quale la luce venga completamente annullata mediante interferenza distruttiva sarà quindi estremamente difficile da realizzare. Inoltre sarà straordinariamente instabile: la minima perturbazione potrebbe rompere questo delicato equilibrio e lasciare nuovamente passare la luce.

          5. Può diventare visibile un’aura sottile?

In ogni epoca e in ogni cultura, gli studiosi di queste tematiche hanno sostenuto che, tra gli altri esseri viventi, anche l'uomo è circondato da un'aura sottile: quell'anima sottile di cui parlava l'apostolo Paolo. Per chi è in grado di percepire questa realtà, essa si manifesta come una serie di strati sempre più rarefatti attorno al corpo. Il primo – potremmo definirlo lo strato più "materiale" di questi involucri sottili – si trova immediatamente intorno al corpo biologico e ha generalmente uno spessore di pochi millimetri.

La domanda è dunque se uno strato tanto sottile possa perturbare il fragile equilibrio dell'interferenza distruttiva. Supponiamo infatti che questa sostanza nebulosa costituisca realmente un ostacolo alla propagazione della luce e che, di conseguenza, la rallenti anche solo di una frazione di lunghezza d'onda. In tal caso tale ostacolo interromperebbe l'interferenza distruttiva e diventerebbe esso stesso visibile. Questa è l'ipotesi che ho successivamente cercato di verificare attraverso la sperimentazione.

Con questa idea in mente trasformai il mio telescopio newtoniano in una sorta di "cannocchiale dell'oscurità": uno strumento capace di estinguere quasi completamente la luce mediante interferenza distruttiva. Lo specchio principale ha un diametro di 155 millimetri. Le difficoltà matematiche e tecniche che dovetti superare durante la costruzione furono tutt'altro che trascurabili, ma non mi soffermerò qui su questi aspetti. Quando infine lo strumento fu completato, vi portai davanti la mia mano, o meglio soltanto il mio dito indice.

Naturalmente avevo un'ipotesi di partenza. Chi non sa che cosa sta cercando difficilmente saprà anche riconoscere ciò che trova. Si pensi, ad esempio, a un'ecografia o a una radiografia di una parte malata del corpo: chi non possiede una preparazione specifica difficilmente è in grado di interpretarne correttamente le immagini.

In ricerche di questo genere il principio del "prima vedere e poi credere" rappresenta soltanto una faccia della medaglia. Vale anche il contrario: "prima credere e poi vedere". Occorre infatti disporre preventivamente di una teoria nella quale si riponga sufficiente fiducia da sottoporla a verifica sperimentale. I risultati ottenuti contribuiscono poi a perfezionare ulteriormente quella stessa teoria. Esiste quindi una continua interazione: la teoria orienta l'esperimento e l'esperimento, a sua volta, affina la teoria.

          6. Alcuni esperimenti e i loro risultati

Ciò che apparve successivamente nel mio strumento sono riuscito a documentarlo nella fotografia riportata qui sotto.

Uomo nella luce

Ho inoltre potuto filmare il fenomeno. Il risultato è visibile cliccando sul collegamento riportato di seguito. Il filmato dura circa trenta secondi.

Per prima cosa, il video mostra alcuni filamenti colorati di aria ascendente. La mano, infatti, è più calda dell’aria circostante, provocandone la risalita. Questo è chiaramente visibile.

Successivamente, regolo il dispositivo sull’interferenza distruttiva. L’immagine diventa improvvisamente scura e anche i filamenti colorati scompaiono. Ci sono delle ragioni per questo, ma non è facile spiegarle nell’ambito di questo breve testo. Poi tengo entrambi gli indici davanti allo specchio e li muovo delicatamente verso l’alto e verso il basso. Prestate particolare attenzione alla banda luminosa, leggermente delimitata, che appare proprio intorno agli indici.

Come dobbiamo interpretare tutto questo? È difficile mettere in discussione le osservazioni in sé. Alla domanda se si manifesti «qualcosa», la risposta sembra chiaramente affermativa. Ciò che mi aspettavo, e che si nota immediatamente, è che, quando il dito si muove verso l’alto e verso il basso, la banda luminosa lo segue con un leggero ritardo. Ricorda la fiamma di un fiammifero acceso, che anch’essa rimane leggermente indietro quando si muove delicatamente il fiammifero da una parte all’altra. Secondo i chiaroveggenti, sia l’aspetto di questa banda luminosa sia il suo leggero ritardo corrispondono, in una certa misura, a ciò che essi stessi percepiscono.

Continuiamo a sperimentare e modifichiamo l’immagine in modo che una metà sia l’immagine speculare dell’altra metà. In termini tecnici, trasformiamo il nostro telescopio in un interferometro «reversal». Ora regoliamo il dispositivo non sull’interferenza distruttiva, ma sui colori immediatamente adiacenti a essa. Dopo alcuni tentativi, riusciamo a ottenere un’immagine stabile. Inseriamo l’indice nel dispositivo e lo muoviamo delicatamente verso l’alto e verso il basso. È questo che mostra il video qui sotto. La banda luminosa intorno al dito non appare sempre con la stessa chiarezza.

Successivamente, regoliamo lo stesso dispositivo sull’interferenza distruttiva. La banda luminosa torna a essere molto più chiaramente visibile.

          7. E poi?

Tuttavia, come già detto, queste immagini potrebbero rappresentare soltanto un aspetto estremamente limitato dell’aura, almeno se si tratta effettivamente di un’aura. La vera percezione dell’aura richiede, a quanto ci viene riferito, una forte concentrazione e sarebbe molto più ricca. Alcuni sostengono addirittura che sia possibile percepirla altrettanto bene, o talvolta persino meglio, a occhi chiusi. È quindi evidente che, per esempio, la percezione di eventi del passato o del futuro, oppure la percezione chiaroveggente di altri luoghi, non può essere un processo ottico.

Non dovremmo quindi esagerare l’importanza di questi esperimenti. Come già suggerito in precedenza, la semplice osservazione di una banda luminosa, di per sé, non ci permette di comprendere molto di più. Solo quando collochiamo questo fenomeno all’interno di una visione del mondo più ampia o di una tradizione religioso-filosofica, esso può eventualmente assumere un significato molto più grande.

Da questa prospettiva, potrebbe costituire un’indicazione dell’esistenza oggettiva, e forse persino scientificamente studiabile, di un corpo sottile, della nostra aura e delle forze energetiche ad essa associate. Già per questo solo motivo, mi sembra giustificato continuare a studiare questo fenomeno.

Lasciamo tuttavia a ciascuno la propria opinione. Anche chi non vede in tutto questo altro che aria calda ascendente merita tutto il nostro rispetto. Del resto, questa interpretazione non è del tutto priva di fondamento. I chiaroveggenti ci raccontano che dall’aura viene continuamente liberata materia sottile, in modo analogo a come un fiore diffonde il proprio profumo o come il nostro corpo emana calore. La prima banda luminosa intorno all’aura può forse essere delimitata ancora in una certa misura, ma, in assenza di una definizione rigorosa, è difficile stabilire esattamente dove essa termini e dove inizino i fenomeni circostanti. Inoltre, per quanto mi è dato sapere, questa ricerca si trova ancora in una fase molto iniziale e rimane, naturalmente, aperta alla discussione.

Possiamo dunque sperare che il fenomeno qui descritto venga comunque affrontato con mente aperta? «La materia sottile non può esistere; non deve poter esistere», si sente talvolta dire, ancora prima di aver preso conoscenza dell’esperimento. Alcuni preferiscono attenersi a una visione della realtà strettamente materialistica e basata sui sensi. Per molti, il passaggio verso un approccio più olistico non è affatto scontato.

Infine, manteniamo anche noi la necessaria modestia. In definitiva, si tratta di un esperimento condotto da un appassionato dilettante a cui piace costruire e fare ricerca personalmente. Ciò che certamente non intendo affermare è che con questo esperimento sia stata dimostrata l’esistenza di un corpo sottile o di un’aura. Ritengo invece di aver trovato un metodo per regolare l’intera superficie di uno specchio sull’interferenza distruttiva. Quando questo equilibrio estremamente delicato viene perturbato, si manifestano fenomeni sorprendenti.

Già per questo solo motivo, mi sembra valga la pena approfondire questa tecnica in un contesto scientifico professionale e utilizzando specchi di maggiori dimensioni. Questo, tuttavia, va oltre le mie possibilità. Inoltre, la tecnica è meno semplice di quanto possa sembrare a prima vista. I grandi telescopi utilizzano specchi lavorati con forma parabolica, mentre per ottenere l’interferenza distruttiva sono necessari proprio specchi sferici. Anche in questo caso sono forse possibili altre soluzioni, ma discuterne ci porterebbe troppo lontano nell’ambito di questo testo introduttivo. Torneremo sull’argomento più avanti.

Fin qui, alcune riflessioni sulle forze energetiche sottili* e – con riferimento agli eventi della Pentecoste – su una visione del mondo che intende dare un posto a fenomeni di questo tipo.

Il webmaster

(* Si veda, tra le altre opere, il libro De homo religiosus, religie als ervaarbare krachtwerking, Capitolo 8: Animisme als alom aanwezige zielestof [L’animismo come sostanza onnipresente dell’anima].)

 

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